
La pianta del mese: il ribes nero
Torniamo oggi con la sezione dedicata alla pianta del mese; quella di febbraio è il Ribes nero (Ribes nigrum L.).
Scopriamo insieme la generosità di questa pianta dalle mille proprietà e dai tanti benefici.
Non si butta via niente: mille e una proprietà del Ribes nero
Il Ribes nero è un arbusto cespuglioso originario dell’Europa centrale e orientale, dal forte odore aromatico, che può raggiungere i 2 metri di altezza. Le sue eleganti foglie sono lobate, con venature reticolate e doppia dentatura. I fiori di questa pianta sono generalmente bianchi e si sviluppano in piccoli grappoli che poi daranno il frutto vero e proprio. Le bacche sono di colore marrone–nero, lucenti e globose, dal sapore dolce.
Il Ribes nero è una pianta davvero molto generosa. Essa, infatti, mette a disposizione dell’uomo gemme e giovani germogli, foglie e frutti.
Le gemme e i germogli contengono fino al 6% di olio essenziale di composizione molto complessa. Contengono inoltre:
- flavonoidi;
- eterossidi;
- derivati fenolici;
- vitamina C (107 g/mg);
- amminoacidi (alanina, arginina e prolina);
- sali minerali;
- metalli ( argento, boro, cromo, ferro, fosforo, magnesio, manganese, rame e selenio).
Le gemme sono arricchite inoltre di numerosi antociani: l’antocianina inibisce la secrezione di interleuchina-6. Questa è una citochina che svolge un ruolo nella risposta antinfiammatoria.
Le foglie contengono diversi composti e amminoacidi. Il componente più interessante, però, è sicuramente l’olio essenziale dall’odore pungente.
I frutti contengono invece:
- acido ascorbico (vitamina C);
- derivati fenolici e antociani;
- flavonoidi;
- pectina;
- caroteni;
- mucillagini;
- zuccheri;
- vitamine (in particolare vitamina B6).
Nella buccia del Ribes nero sono presenti una maggiore quantità di antociani rispetto ai Ribes bianco e rosso. Gli antociani sono sostanze dotate di azione antinfiammatoria nei confronti dei vasi sanguigni. Svolgono inoltre funzione protettiva rispetto ai danni provocati dal colesterolo.
I pigmenti antocianosidi inibiscono la crescita di molti batteri, responsabili di infezioni intestinali e sono dotati di un’azione cicatrizzante.
Studi farmacologici, sperimentali e clinici
Nelle gemme di Ribes nero è stata riscontrata un’alta percentuale di diversi componenti che svolgono un ruolo importante nei confronti del processo antinfiammatorio, ovvero:
- antocianosidi: è noto che gli antociani sono dotati di azione vaso protettrice, in quanto diminuiscono i fenomeni di permeabilità capillare e rafforzano la resistenza vascolare;
- flavonoidi: agiscono favorevolmente sul tessuto vascolare, sinergizzando l’azione della vitamina C e potenziandone gli effetti. Inibiscono inoltre la sintesi e la liberazione dell’istamina e rallentano i processi di degradazione dell’adrenalina, prolungandone in tal modo l’azione fisiologica;
- vitamina C: favorisce la concentrazione delle fibrille che formano la trama endoteliale dei vasi sanguigni e rinforza pertanto la parete vascolare. E’ noto che le ghiandole surrenali per funzionare efficacemente necessitano di questa importante vitamina, la quale interviene anche nella produzione di catcolamine che possiedono attività vasocostrittrice.
L’azione delle gemme di Ribes nero è rivolta in modo particolare alle ghiandole surrenali. Qui, infatti, stimola il rilascio di sostanze steroidee che possiedono azione antinfiammatoria e antiallergica piuttosto spiccata, comportandosi quasi come un cortisonico naturale.
Lo sapevi? Qualche curiosità sul Ribes nero
Il Ribes nero era già conosciuto dai Greci e dai Romani. Lo ritroviamo in molti trattati e libri pubblicati nel corso dei secoli, spesso definito come panacea (1712 P. Bailly De Montaran) o elisir di lunga vita:
“…fa sì che le persone anziane appaiano più giovani di quello che sono”
(1722 Des propiétés admirables du cassis)
La fitoterapia tradizionale, infatti, ha sempre impiegato questa pianta per svariati usi, ovvero:
- cure depurative;
- rimedio antiartritico;
- diuretico;
- vaso protettore;
- stimolante per l’acuità visiva;
- tonico nervino;
- stimolatore epatico della milza e dei reni.
Il padre della moderna fitoterapia, M. Leclerc, lo prescriveva in aggiunta al Frassino e all’Olmaria in pazienti affetti da reumatismi cronici, ai gottosi e agli arteriosclerotici.
Fu solo nel XX secolo che la pianta raggiunse la fama, grazie agli studi intrapresi da Pol Henry e da altri autori. Questi, infatti, ne misero in evidenza le proprietà antinfiammatorie e antiallergiche. In particolare sottolinearono la sua peculiarità come cortison-like e, a tutt’oggi, questa pianta è uno tra i più importanti rimedi della moderna gemmoterapia.
L’etimologia della parola Ribes nero deriva dall’arabo ribas, nome di un particolare rabarbaro dal sapore acidulo menzionato dai medici arabi e nigrum che significa “nero“, dal colore dei frutti.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, poichè l’importazione di agrumi era bloccata dai sommergibili tedeschi, il popolo del Regno Unito soffriva la carenza di vitamina C. Il governo allora incoraggiò la popolazione a coltivare piante di Ribes nero, per il suo altissimo contenuto in vitamina C, così da prevenire malattie da carenza come ad esempio lo scorbuto.
Fonti:
Piterà, F. e Nicoletti, M. (2016). Gemmoterapia, fondamenti scientifici della moderna meristemoterapia. Palermo, PA: Nuova Ipsa.
Pentassuglia, M e Aufeiro, F. (2010). Il ruolo nutrizionale e terapeutico degli alimenti. Avellino, AV: International Printing.

