
La pianta del mese: il Biancospino
Il mese di marzo è dedicato alla pianta del Biancospino (Crataegus oxyacantha). Il nome deriva dal greco anthos (fiori) e oxys (spinoso). È una pianta perenne appartenente alla famiglia delle Rosaceae.
Scopri insieme a noi le sue proprietà e i suoi benefici!
L’amica del cuore
Il biancospino è una pianta spontanea che si caratterizza per la presenza di fiori tipicamente bianchi o un po’ rosati e profumati, frutti rosso cremisi e rami spinosi. È una pianta originaria dell’Europa e dell’Asia.
Il biancospino è ricco di costituenti attivi con proprietà benefiche per il nostro organismo. Le parti utilizzate sono le foglie e i fiori.
Costituenti principali
I costituenti principali della pianta sono rappresentati da:
- flavonoidi, tra cui in particolare la vitexina;
- procianidine, tra cui le più importanti sono quelle oligomeriche altamente biodisponibili, assorbite velocemente a livello intestinale.
Altri componenti del fitocomplesso sono triterpeni, acidi fenolici, amine e minerali (principalmente sali di potassio).
Attività biologiche ed impieghi clinici
Il Biancospino è una delle droghe più studiate in campo umano per l’insufficienza cardiaca. La sua, infatti, è una droga ricca di polifenoli, flavonoidi e antocianosidi. Questi sono potentissimi antiossidanti, con un organotropismo specifico per il cuore, rappresentando il rimedio cardine in fitoterapia per la nevrosi cardiaca. Le proprietà farmaco-dinamiche dei suoi estratti a livello cardiovascolare sono molteplici:
- aumento della contrattilità del muscolo cardiaco;
- aumento del flusso sanguigno coronarico;
- azione vaso dilatante a livello arterioso;
- Bradicardizzante e antiaritmico;
- antiaggregante piastrinico;
- potente scavenger radicalico, ricordando che l’insulto radicalico è la base dell’aterosclerosi.
Oltre all’azione sulla funzionalità cardiovascolare, è tradizionalmente nota l’azione anche sul sistema nervoso centrale “su cui agisce come blando sedativo, eliminando così la componente emotiva di certe ipertensioni in individui a temperamento eretistico, nei quali riduce l’emotività, lo stato ipertensivo e migliora la qualità del sonno” (Benigni, 1963, pag.146).
Classicamente infatti il biancospino è considerato un sedativo. Questa azione è dovuta alla presenza di flavonoidi, alcuni dei quali sono in grado di superare la barriera ematoencefalica legandosi al recettore benzodiazepinico. Promuovendo l’inibizione delle GABA transaminasi, il soggetto si sente più tranquillo. È un ansiolitico che può essere utilizzato anche durante il giorno poiché non dà sonnolenza e ha un’ottima tollerabilità.
Lo sapevi? Qualche curiosità sul Biancospino
Dal punto di vista storico, il biancospino è conosciuto dalla notte dei tempi. I semi della pianta, infatti, sono stati rinvenuti in numerosi insediamenti preistorici.
Nel corso della storia e di moltissime culture popolari, questa pianta ha sempre avuto un valore beneaugurante.
Gli antichi greci la utilizzavano per decorare gli altari prima di cerimonie nuziali perché lo ritenevano di buon auspicio. Le antiche popolazioni celtiche gli dedicavano un intero mese (da metà maggio a metà giugno odierni) e lo consideravano l’albero delle fate. Secondo le credenze popolari del tempo, infatti, dove cresceva un biancospino con un po’ di fortuna e tanta pazienza si sarebbero potute ammirare le piccole e timide creature fatate.
I romani lo chiamavano alba spina, ovvero spina bianca, nome ancora oggi diffuso, e gli attribuivano il potere magico di scacciare gli spiriti maligni grazie alle sue spine aguzze. Come i greci, lo usavano per addobbare gli altari durante i riti nuziali, ed in più lo adoperavano come arbusto protettore per i neonati, ponendo sopra le culle dei piccoli alcuni rametti fioriti.
Alle storie di stampo pagano si contrappone una leggenda medievale, di stampo cristiano. La leggenda è legata alla figura di Giuseppe D’Arimatea, unico membro del Sinedrio che non voleva la morte di Gesù. Insieme a Nicodemo, Giuseppe D’Arimatea si occupò della sepoltura del Cristo e poi si mise in viaggio verso l’allora Britannia. Arrivato a Glastonbury, Giuseppe D’Arimatea costruì una chiesa e piantò il suo bastone nel giardino dell’abbazia che si trasformò, per miracolo, in una pianta di biancospino. Da allora quella varietà che cresce in Inghilterra è chiamata Biancospino di Glastonbury.
Fonti:
Monografie Escop (2006), Le basi scientifiche dei prodotti fitoterapici

