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gemme di nocciolo

Gemme di Nocciolo, amiche dei polmoni

Dalle Gemme di Nocciolo si ottengono da sempre gemmoderivati dalle moltissime proprietà. Scopri insieme a noi le virtù di questa magnifica pianta!

L’albero di Nocciolo e il suo prezioso aiuto naturale

Il Nocciolo (Corylus Avellana) è un arbusto appartenente alla famiglia delle Betulacee. È originario delle regioni mediterranee dell’Europa, dell’Asia e dell’America settentrionale. Le zone dove il Nocciolo è maggiormente coltivato e diffuso sono la Turchia, l’Italia e la Spagna.

Il nocciolo può raggiungere i 2,5 mt di altezza e le foglie, dotate di un corto picciolo peloso, sono di forma variabile: può essere infatti rotonda, ovale o oblunga. I fiori sono separati in maschili e femminili. I primi sono riuniti in spighe pendule, mentre quelli femminili sono singoli o uniti in numero di due o quattro. Il frutto è costituito da un achenio, racchiuso in un involucro tubulare formato da una porzione esterna legnosa, contenente all’interno il seme vero e proprio, la nocciola.

Le proprietà delle gemme di nocciolo

Dalle gemme fresche di nocciolo si ottiene il gemmoderivato, al quale sono riconosciute diverse proprietà:

  • sperimentalmente è stata dimostrata la capacità di riequilibrare il rapporto delle lipoproteine, abbassando il colesterolo totale;
  • abbassare l’acido urico;
  • attivare l’eritropoiesi;
  • contrastare le sclerosi delle mucose e della muscolatura polmonare.

Il gemmoderivato, infatti, agisce sul tessuto connettivo del polmone per favorirne l’elasticità con un’azione antisclerosante. Queste proprietà fanno si che il rimedio sia preso in considerazione in caso di sclerosi (perdita di elasticità) del parenchima polmonare, asma, bronchiti e bronchiti croniche.

Lo sapevi? Qualche curiosità sul Nocciolo
Il suo nome botanico, Corylus Avellana, deriva dal greco “korys” (casco), poiché richiama la forma della foglia che racchiude la nocciola. Il secondo termine ha radici latine, “nux avellana, ossia Noce dell’Avellino per la ricchezza di nocciole del territorio campano.

Sull’origine del nocciolo si intrecciano alcune leggende. Chi lo vuole generato dai raggi della luna come nascondiglio dall’inseguimento di un satiro. Chi, invece, lo vuole come caro a Diana, che gli diede vita per trovare riparo da un cinghiale inferocito. Altri ancora, invece, dicono sia stato dato in dono da un mago benefico ai suoi discepoli. Il legno di nocciolo, infatti, era considerato materia prima per la creazione bacchette magiche.

La tradizione cristiana, invece, racconta che una delle fronde dell’albero di nocciolo fu riparo per Maria inseguita da un serpente. Da allora la Vergine promise che il nocciolo sarebbe stata una sicura difesa contro quei rettili.

Nella tradizione norrena il nocciolo è dedicato a Thor.

Anche gli autori greci e latini lo conoscevano bene, tanto che Catone invitava a coltivarlo nei giardini come fonte di sostentamento. Nella Roma antica il nocciolo era donato come augurio di pace e prosperità.

Il Mattioli (medico italiano del 1500) consigliava di pestare le nocciole e di berle con acqua e miele per combattere le tossi vecchie oppure di arrostirle e mangiarle con un po’ di pepe per far maturare il catarro.

Si hanno testimonianze, nel corso di tutta la storia dell’umanità, che il nocciolo è sempre stato utilizzato in tutte le sue parti: frutti, foglie, corteccia e gemme.

Nel XVI secolo l’oleum heraclinum, cioè l’olio di nocciolo, era considerato una panacea in grado di guarire ogni forma di disturbo o malattia. La medicina popolare utilizzava l’infuso di amenti (i fiori maschili) come diaforetico, mentre il decotto della corteccia era utilizzato per curare l’influenza. Le foglie in decozione erano assunte per bloccare le emorragie interne.