Calendula il fiore delle pene d'amore e della gelosia

Calendula, il fiore delle pene d'amore

Per la rubrica sui miti e le leggende legate alle piante e ai fiori torniamo questa settimana con la Calendula. Siete pronti a fare questo viaggio con noi fra storie senza tempo? Partiamo!

 

Il mistero dell’etimologia del nome della Calendula

 

L’etimologia del nome Calendula rimane ad oggi un vero e proprio mistero. Secondo alcune scuole di pensiero, infatti, il nome deriverebbe dalla parola latina calendae che indica il primo giorno del mese. Questo significato potrebbe derivare da un’antica allusione allo scorrere del tempo. Perché? I semi di questo fiore assomiglierebbero a dei piccoli quarti di luna, che compaiono una sola volta al mese. Secondo un’altra interpretazione, invece, il nome del fiore deriverebbe dal greco kàlanthos che significa coppa o cesta e farebbe riferimento alla forma del fiore.

 

Scrittori e poeti erano soliti indicare la Calendula come la pianta dai fiori d’oro e la associavano al sentimento del dolore. Sia per i greci sia per i latini il fatto che i suoi fiori si aprissero al mattino per poi richiudersi al tramonto era considerato come un simbolo di sottomissione e dolore per la scomparsa del sole.

 

Questa associazione alle pene d’amore è ben esplicitata nella mitologia greca. Secondo la leggenda, infatti, il fiore nacque dalle lacrime della dea Afrodite disperata per la morte del suo amante, Adone. Quest’ultimo era stato trafitto a morte da un cinghiale che Ares, il marito geloso della dea, aveva aizzato contro il rivale.

 

Anche nella tradizione latina vi è una leggenda leggermente diversa a proposito del fiore, non cambiandone però il significato. Si narra che Adone, figlio di Mirra e Tia, venne cresciuto da Venere poiché la madre del fanciullo era stata trasformata dagli dei in un albero per punizione. Venere vide crescere Adone in beltà e ne rimase affascinata. Questo provocò l’ira di Marte, che lo fece attaccare da un cinghiale provocandogli una ferita mortale. Venere allora, per proteggerlo, lo mise al riparo all’interno di una cassa e lo affidò alle cure di Proserpina, regina degli inferi. Quando quest’ultima, per curiosità, aprì la cassa si innamorò di Adone e si rifiutò di riaffidarlo a Venere quando questa tornò a prenderlo. Furibonda, la dea dell’amore chiese aiuto a Zeus. Il re degli dei, stanco della disputa, decise che Adone avrebbe trascorso parte della sua vita con Venere, sulla terra, e parte negli inferi insieme a Proserpina.

 

Nel momento del passaggio tra la morte e la vita, però, dalla ferita di Adone iniziò a fuoriuscire del sangue che, toccando il terreno, fece crescere una pianta chiamata adonis.

Dalle lacrime versate da Venere nel momento in cui il giovane tornava negli inferi, invece, si generò una pianta di calendula che, come Adone, sarebbe stata destinata a periodi di vita alternati a periodi di morte

 

Così, per la credenza che la calendula fosse un simbolo di dispiacere, nell’antica Grecia ogni raffigurazione di dolore veniva rappresentata con un giovane che portava con sé una corona di calendule.

 

Un simbolo universale

 

Nonostante la distanza tra il continente europeo e quello americano, anche in America meridionale la calendula è da sempre stato considerato un simbolo di dolore. Basti pensare che per i messicani esso è il fiore simbolo della morte. Una leggenda vuole che le calendule portate dai conquistatori, si siano sviluppate e diffuse nel territorio messicano a causa del sangue versato dagli indigeni, vittime della corsa alla conquista dell’oro da parte degli europei.

Per gli inglesi le calendule rappresentano, invece, il sentimento della gelosia. Secondo le credenze popolari, inoltre, esse sono simbolo delle zitelle che, non essendo mai state amate da nessuno, alla loro morte si trasformano in calendule gialle dalla rabbia.

Nel linguaggio dei fiori e delle piante, nonostante la bellezza dei suoi fiori, la calendula non ha mai perso il suo significato originale e simboleggia ancora oggi il dispiacere, il dolore, le pene d’amore e la gelosia.

 

 

La calendula, un potente antidolorifico

 

Generalmente simbologia e miti riflettono quella che è l’azione terapeutica delle piante. In questo caso non c’è riscontro: la calendula presenta una attività estrogena ed è molto utile per stimolare e regolarizzare il ciclo mestruale, presentando un elevato potere antidolorifico (seppure simbolo del dolore) e anti-infiammatorio. Senza considerare le proprietà emollienti e lenitive cutanee per infiammazioni e irritazioni.

 

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