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Parental burnout: quando i genitori soffrono di stress da Covid-19

È difficile essere genitori ai tempi dell’emergenza sanitaria in cui ci troviamo, tanto che molti rischiano un vero e proprio stress da Covid-19 che passa sotto il nome di Parental Burnout.

 

I genitori, infatti, continuano a risentire non solo dello stress causato dal primo lockdown, ma anche da quello delle nuove misure restrittive prese con il nuovo DPCM. È innegabile: il virus ha messo e continua a mettere a dura prova le famiglie. C’è chi ha perso il lavoro o un proprio caro, chi invece è più fortunato e continua a lavorare da casa. Ma tutti vivono la medesima condizione: sono mamme e papà a tempo pieno, 24 ore su 24. Bisogna seguire i bambini per i compiti, pulire casa, preparare il pranzo e la cena, giocare con i figli, prendersi cura di loro. E, contemporaneamente, essere degli instancabili lavoratori. A volte non vi è neanche più l’aiuto di nonne, tate e colf che prima della pandemia riuscivano a dare una mano ai genitori.

 

Il Parental Burnout è una condizione che viene studiata da circa una decina di anni, soprattutto presso le Università. Il termine indica proprio che si “brucia una risorsa” e questo avviene quando uno dei due genitori si sente sopraffatto dalla quotidianità. Una quotidianità che è cambiata e tende a farli sentire incapaci e non sufficientemente prestanti come vorrebbero. Vi è paura cui segue anche un senso di inadeguatezza. Non sempre, infatti, ci si sente all’altezza di fare tutto e al meglio: per sé, per il proprio partner e per i propri figli. Nella routine quotidiana ci sono tanti momenti di tensione, perché non si riescono a far quadrare le cose. Ci si può sforzare di non pensarci, di fare il proprio meglio. Eppure ci sono giornate in cui lo sconforto prende il sopravvento.

 

Parental Burnout: cosa fare per non scoppiare?

 

Una possibilità di fare quadrare tutto senza “scoppiare” e rischiare il Parental Burnout è quello di stabilire delle priorità e accorgersi che è realmente impossibile fare tutto al meglio. Capire fino a dove si arriva e accettare di avere dei limiti nell’esercizio delle proprie prestazioni genitoriali.

È importante non nascondere le proprie emozioni e parlarne con il proprio partner. Ma anche, usando parole semplici, condividere le proprie emozioni con i bambini. Perché se un genitore soffre, i figli, tendenzialmente, se ne accorge. Basterebbe incominciare, ad esempio, a dividere i compiti in famiglia pensandola come una vera e propria strategia di squadra dove anche i bambini, a seconda dell’età, possono rendersi utili in casa. Basterebbe trovare una nuova routine, nuovi spazi dove stare insieme. Come si può fare? Stabilendo orari precisi oltre i quali, per esempio, non si lavora, non si studia e non si fanno i compiti. Decidendo, nel rispetto delle regole, di fare una passeggiata tutti insieme. E, soprattutto, ritagliarsi degli spazi individuali anche se minimi.

 

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